D-Cinema e pubblicità


Il bisogno di partecipazione e di condivisione che la nostra società avverte in misura sempre crescente, dalla voglia di sperimentare, di diventare produttori di comunicazione e di non rimanere semplici fruitori passivi, si manifesta sotto ogni forma.
La tecnologia digitale ha apportato una serie rilevante di cambiamenti nell’ambito dei mezzi di comunicazione e, accanto alla fusione tra comunità virtuali e comunità reali, anche il mondo della celluloide, quella dominata da effetti speciali e animazioni, diventa oggi protagonista di una grande rivoluzione.
Perciò, anche il cinema, fra gli ultimi nei media di intrattenimento, seppure con molta gradualità, abbandona la pellicola per entrare nel mondo del digitale.
Chiamato dagli addetti ai lavori D-Cinema, tutto ciò rappresenta la nuova frontiera della cinematografia. Il cambiamento coinvolge dalle riprese al montaggio e dalla distribuzione alle sale cinematografiche che si stanno trasformando sempre di più in centri “multimediali”.
L’intenzione di tutto ciò è sempre la stessa: far diventare lo spettatore protagonista dei film.
Ed è anche una grande opportunità creativa, per riconsiderare il cinema come un luna park, dove lo spettatore non si limita a sedersi e a stare fermo, ma a diventare tutt’uno con le immagini sullo schermo, catapultato in un altro mondo con cui forse un giorno potrà addirittura comunicare.
Insieme al cinema anche la pubblicità si prepara, così, a realizzare i nuovi spot tridimensionali a forte impatto emotivo e dalle immagini molto più belle.
Cinema e pubblicità, sebbene rappresentano mondi distanti fra loro, sono entrambi influenzati dalle stesse espressioni artistiche. Il primo osannato e il secondo demonizzato.
Il primo ha il permesso di sperimentare nuove soluzioni visive, nuove modalità d’espressione, nuove tecniche di montaggio; il secondo si è servito di queste sperimentazioni e tecniche per restituircele adattate ai suoi scopi.
Un esempio abbastanza noto di “integrazione” tra cinema e pubblicità è quello dello spot Kodak stile Blade Runner , on-air alla fine degli anni ‘80.
In un’atmosfera che ricorda quella del film, un alieno entra in un negozio per sviluppare una pellicola fotografica pronunciando la memorabile frase “ciripiripì Kodak”, il commesso mette il rullino nel contenitore della carta semplice e l’alieno con i suoi poteri telecinetici lo sposta nel contenitore delle stampe su carta Kodak.
Chissà se Avatar (di James Cameron), la pellicola evento del nuovo millennio, riuscirà a scatenare l’impulso verso la produzione di film video e spot in 3D?
Avatar è una fiaba ecologica che mescola l’emozione per la scoperta di un nuovo mondo allo spirito di conquista dei coloni americani (passando dal Far West al pianeta Pandora la musica non cambia), il tutto condito con una visione manichea del mondo diviso tra buoni – gli ecologisti capaci di amalgamarsi col potere del creato – e i cattivi – gli imprenditori e i militari guerrafondai.
Armati di occhialini ci si potrà immergere nell’universo popolato dai misteriosi Na’vi, divine creature blu alte tre metri e dotate di straordinarie capacità empatiche che corrono, saltano da un albero all’altro e cavalcano velocissime creature alate.
Questo successo raccolto nelle sale ha spinto allo sviluppo di tecnologie complementari in grado di traslare il 3D sugli schermi televisivi, attraverso film, programmi televisivi e videogiochi.

[Stefania Giuseppetti per AZ Franchising]