Made in Italy


In uno scenario in cui la “globalizzazione” sta sgretolando il concetto di “stato nazionale”, appianando e a standardizzando le culture diverse, la “localizzazione”, come inversione di questo processo, difende l’identità culturale, l’unicità e il concetto di “Paese d’origine”.
Il Made in Italy si pone come antitesi alla globalizzazione senza regole, senza legalità, senza trasparenza.
L’espressione Made in Italy evoca, infatti, non solo un’indicazione geografica, ma un insieme di valori che nell’immaginario collettivo sono sinonimo di qualità, tradizione, territorio, ma anche innovazione, tecnologia e design.
Il Made in Italy affonda le sue radici in una storia antica fatta di idee, progettualità, amore per il ben fatto, molto lontana dalle marche senza anima dell’industria globalizzata. Una storia millenaria che porta il nome di un vasto numero di personaggi capaci di realizzare manufatti, sculture e architetture eccezionali. Artisti come Leonardo, Donatello, Michelangelo e Raffaello o inventori come Marco Polo, Vespucci, Leonardo, Alessandro Volta, Eugenio Barsanti e Felice Matteucci, Meucci, Marconi, Enrico Forlanini, Enrico Fermi, Alfonso Bialetti, Corradino D’Ascanio, Pininfarina, Giugiaro e Bertone, rappresentano solo una piccola parte del contributo che l’Italia ha saputo dare allo sviluppo economico, artistico e culturale mondiale.
Il Made in Italy è una tradizione di arti e mestieri, di lavorazioni artigianali e di grande cura nel dettaglio, maturate nel corso di decenni; è l’equivalente di un know how riconosciuto universalmente, tanto che il nostro “made in” è diventato una garanzia di qualità e affidabilità.
Il Made in Italy si dimostra un’importante risorsa economica anche in questi tempi di crisi. Rappresenta molto di più di un marchio d’origine: simboleggia è un vero e proprio “lovemark”, un brand irresistibile che suscita un sistema di valori, frutto di un’armonia tra cultura, arte, artigianato, abilità manifatturiera e territorio.
L’Italia è un Paese pieno di risorse con altissima professionalità e competenza. Ogni giorno artigiani e imprese scommettono sulla propria capacità, sul valore delle idee per offrire al mondo intero l’emozione di un’esperienza oltre l’acquisto. I consumatori, infatti, scelgono i prodotti Made in Italy non solo per l’eccellenza e la qualità che garantiscono, ma per soddisfare un bisogno che va oltre il significato sottinteso e la storia che il prodotto stesso incarna.
Sono diversi i settori che rappresentano con orgoglio la vetrina dell’Italia in tutto in mondo: abbigliamento – moda, alimentare – vini, automazione – meccanica, arredo – casa, accoglienza – turismo. Cinque “A” sulle quali puntare e che guideranno le scelte del nostro futuro.
Eppure, a differenza di quanto si può immaginare, il Made in Italy non è nato a difesa dei prodotti italiani, bensì con l’intento opposto. Negli anni sessanta alcuni paesi europei, tra cui Germania, Francia e l’Inghilterra, per difendere la loro produzione interna e per indicare ai consumatori quelli da evitare, utilizzavano delle etichette per contrassegnare i prodotti stranieri.
I produttori italiani sono riusciti a trasformare questo handicap in opportunità, ovvero, in un elemento distintivo simbolo di creatività e qualità.
L’abilità di creare articoli unici ha reso grandi le imprese italiane che sono riuscite, ad esportare i loro prodotti in tutto il mondo. La diffusione, poi, di smartphone e tablet ha incentivato i consumatori ad acquistarli ovunque e in qualsiasi momento.
La tutela della proprietà intellettuale ha un valore fondamentale per il rafforzamento del Made in Italy e il rilancio dell’economia italiana anche all’estero.
Infatti, come conseguenza della popolarità dei prodotti Made in Italy, è cresciuta un’economia parallela che sottrae quote di mercato ai prodotti ‘originali’, determinando pesanti danni alle aziende italiane. Tale fenomeno è conosciuto come “Italian Sounding”, dove parole, colori, immagini e denominazioni che evocano l’Italia, vengono usate impropriamente.
A livello mondiale, il giro d’affari annuo dell’Italian Sounding è stimato in circa 54 miliardi di euro l’anno (147 milioni di euro al giorno), comunque oltre il doppio dell’attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23 miliardi di euro). [Fonte: http://www.uibm.gov.it/index.php/la-proprieta-industriale/utilita-pi/servizi-prop-ind/contrasto-all-italian-sounding]

[Stefania Giuseppetti per AZ Franchising]